Guido Bersellini

di Ferruccio Parri

Signore e signori, caro  Alberto Bianchi nipote di Guido, cara Giovanna, Egregio Professor Minazzi, egregi accademici di questo prestigioso ateneo,  buongiorno a tutti.

Porto il saluto della FIAP, Federazioni Associazioni Partigiane e del nostro Presidente On.le Mario Artali, non presente oggi per impegni improrogabili.

Sono molto contento e ugualmente commoso, perché oggi ricordiamo una persona che fu per me romano,  “rimilanesizzato”,  un amico  e un punto di riferimento morale.

 Con Guido Michele Bersellini Rivoli nato a Milano il 23 gennaio 1920 e deceduto il 4 novembre 2013, scompariva uno degli ultimi amici della famiglia paterna e sicuramente l’ultimo fedele seguace di mio nonno, o uno tra gli ultimi.

Di Guido in casa mia si è sempre parlato, come di un amico o meglio ancora come dell’amico prima ancora che del compagno di lotta politica.

I miei raccontavano divertiti le sue discese automobilistiche in compagnia di uno dei suoi inseparabili cani a cui era destinato l’intero sedile posteriore della vettura.

Guido proveniva da una famiglia di tradizioni risorgimentali; un suo avo, Alessandro Repetti fu il proprietario della famosa altrettanto gloriosa tipografia Elvetica di Capolago, la tipografia-editrice, che specialmente negli anni tra il 1847 e il 1853 fu tra i più significativi strumenti dell’azione e centro ideale di riferimento dei patrioti e degli esuli mazziniani e federalisti.   Presso la quale, oltretutto, Carlo Cattaneo lavorò al suo progetto di Stato Federale.

Il padre di Guido fu un celebre editore e anche tra i più esigenti, proprietario del quotidiano “Il Sole” che la famiglia mantenne fino al 1954, allorché lo vendette  per  la  successiva fusione con l’altro quotidiano economico 24 ore  diede luogo appunto al Sole 24 ore.

Mio padre raccontava che tanti, tra i migliori giornalisti economici, si formarono alle dipendenze del papà di Guido, che non era comunque un personaggio tra i più facili. Però l’aver svolto a quei tempi un periodo di pratica presso il Sole costituiva una garanzia di un lavoro presso i più importanti quotidiani italiani.

Certamente Guido che tutti noi, invece ricordiamo come una persona gentile, ironica e carica di umanità, non ne aveva  ereditato il carattere. Magari la passione per la scrittura, posto che del Sole fu anche il direttore, per un certo periodo e considerata anche la sua produzione di saggi- saggi politici quali quello pubblicato nel volume “Antifascisti perché? Ricordi e riflessioni di tre giovani degli anni Trenta”, 1983, scritto con Luigi Santucci e Luciano Bolis,  il Riscatto 8 settembre 43, 25 aprile 45, 1998

 Saggi filosofici quali “ il fondamento eleatico della filosofia di Piero Martinetti  del 1971, “La fede laica di Piero Martinetti. Appunti sul confronto religioso  e politico in Italia  e nel villaggio globale”.

Ricordiamo che Martinetti fu uno degli 11, professori universitari che si rifiutarono di giurare fedeltà al regime per non venir meno ai dettami della propria coscienza.

Ancora voglio ricordare la donazione del 2009 in occasione dell’istituendo Centro Internazionale Insubrico, dell’Archivio Cattaneo conservato da tempo immemorabile dai Bersellini oltre ad altre pubblicazioni originali che compongono l’archivio Bersellini del suddetto Centro.

Vicepresidente e Presidente Vicario della nostra FIAP per anni, membro della sezione lombarda della Società filosofica italiana.

Guido, studente di Giurisprudenza, conobbe, suo malgrado, anche le regie galere per aver partecipato con altri giovani antifascisti ad una cospirazione antifascista . Condannato nel 1942 a tre anni di carcere fu liberato nell’agosto 43 con la caduta del regime. Anche mio nonno fu processato, ma fu assolto per mancanza di prove. L’attività cospirativa si era estrinsecata nella diffusione di un libro  scritto da un ex ambasciatore inglese “missione fallita”, divulgato con una prefazione fortemente antifascista. 

In realtà l’amicizia tra il giovane Guido e il già maturo (non dico anziano perché aveva la mia età) F.P., nacque già negli anni 30, quando mio nonno lavorava alla Edison.  Mi raccontava Guido come si incontrassero dalle parti di Foro Bonaparte, presso un chiosco che vendeva le caldarroste comprate da nonno per la famiglia, in particolare per il figlio.

A giudicare era il famoso tribunale Speciale per la difesa dello stato, vieto organismo giudiziario che in quegli anni così bui, comminò svariate decine di anni di galera e purtroppo anche diverse condanne a morte.

Quindi sussisteva un certo pericolo. Gli imputati rispondono brevemente, pacatamente alle domande.  

Il generale della Milizia che conduceva l’interrogatorio Guido Bersellini, Gen. Lemaitre, chiede a Guido conto di una nota a matita trovata a margine di un libro. Accanto alla citazione delle parole con cui Mussolini si vantava di non aver mai letto una sola riga di Benedetto Croce, il giovanotto aveva scritto : “Vale un Peru”. Lemaitre scatta furioso e rivolgendosi a tutti gli imputati ruggì sillabando: “ Tenetelo per voi il Perù e sappiate che Mussolini è una tale mente che può fare a meno di Benedetto Croce e di tutti gli altri”.

Morale: Vengono quasi tutti condannati. Mio nonno assolto.

Detto questo, Guido uscito dal carcere, prosegue nell’attività antifascista, e di questo dà conto Luigi Santucci e scrive di Guido ragazzo che percorreva “le valli partigiane o “sempre però con quella calma un po’ trasognata e quasi distratta, con quell’inclinazione a smemorarsi nel pensiero, a citar autori , sillogizzare, che non mi meraviglierei lo avesse ispirato quando- con una temerarietà cha ancora oggi nel ripensarvi mi agghiaccia,- sotto falso nome e falsi documenti riuscì a farsi trasportare da una località all’altra dei nostri maquis a bordo di una jeep della Wehrmacht, tra i nazistoni grintosi e armatissimi gabbati dal suo aspetto di bravo ragazzo benpensante e coi quali mi resta ancor oggi l’ameno sospetto che lui nel suo buon tedesco, si sia avventurato  a fare l’apologia di Martinetti”.

Finita la guerra, oltre al giornalismo, esercita la professione forense a Milano.

Da dove nasce l’antifascismo di Guido? In piena consonanza con quello respirato in famiglia, insegnato dal suo Martinetti, da Parri, da Rosselli, è una rivolta di tipo morale, quasi un istinto inestirpabile.

Non ci sono rivendicazioni di classe o sociali, non è di natura confessionale, ma in un certo senso religioso, di una religiosità civile che ha nella coscienza individuale, “nell’essere in pace con se stessi”, la propria matrice ideale se non filosofica.

Anzi è lo stesso Guido a ricordare propria in una nota finale del libro già citato, “Antifascisti perchè. Ricordi e riflessioni tre giovani degli anni trenta”, a ricordare un episodi , una conversazione avuta con Parri nella sua vecchia abitazione romana.

Si parlava del consenso al fascismo e di converso del rifiuto di quei pochi 11 su 1225 professori universitari che  rifiutarono di prestare il giuramento di fedeltà al regime.

Tra gli 11, ricorda Guido, anche Martinetti. Per Martinetti, schivo filosofo di “Ragione e Fede”, la fede, concezione criticamente sofferta e maturata e convinzione morale,…altro non era altro non era nella sua sostanza che la più alta costruzione della filosofia e della ragione stessa, nel suo tentativo di stringere e di esprimere,  spiega Guido, la l’esigenza assoluta di chiarezza e di unità  del nostro spirito.

I due amici quel giorno a Roma, passavano in rassegna uno per uno i coraggiosi professori,” la conversazione correva piana, anche piuttosto svagata. Ma allorché arrivai (o arrivammo) a Martinetti, lo vidi per un attimo come arrestarsi, lo sguardo e l’attenzione fatti più intensi, come quando il pensiero si concentra su un fatto, una figura, un’ idea, o un ordine di cose che lo assorbono  e nelle quali la nostra mente e il nostro cuore sembrano ritrovare e riconoscere un senso e un conforto più alti”.

E quindi si chiede Guido e questo interrogativo lo rivolge chiaramente anche a se stesso, se il dubbio è già- ed è Guido che parla -“in qualche modo tensione verso la fede soprattutto nel significato martinettiano del termine sopra chiaritose in certa incredulità è anche in atto la ricerca”, Parri ma io dico Guido, potrebbero essere definiti ed essere stati in un certo modo, credenti.

Se si guarda alla vita spesso a volte assurda, dura, il carcere, la clandestinità, la lotta di Liberazione, prove che non avrebbero potuto essere affrontate senza una convinzione profonda  e qui è nuovamente Guido, “avente a sua vola radice nel presentimento di valori e realtà che della vita e della storia stessa, travalicano il labile confine e, se uno ne esiste, sembrano il solo significato possibile” .

Concludo qui ricordando, ma l’abbiamo già accennato, l’amore di Guido per gli animali, proprio anche di Martinetti. Mi regalò il suo primo libro e nella lettera di accompagnamento, scrisse: “Tanti cari saluti a tutti, cani e gatti compresi”.

Così anche io, saluto e ringrazio per la Vostra pazienza.


UNIVERSITA’ DELL’ INSUBRIA

15 marzo 2018