Per una storia della Fiap: né stalinisti né confessionali

Introduzione

La Fiap–e tutto ciò che è scritto in questo libro lo conferma –nasce come voce di quella parte della Resistenza che –pur intransigente nella cospirazione e nella opposizione al fascismo - non subiva il fascino del “salto rivoluzionario” e del sogno che veniva dall’Oriente né - in nome dei valori dell’Occidente e della democrazia liberale- favoriva o subiva rassegnata tutti i limiti e le contraddizioni    che “guerra fredda”, utilizzo strumentale della fede nelle versioni più retrograde, convivenza in politica internazionale con regimi autoritari - e recupero  all’interno di tutto quello che era recuperabile in funzione anticomunista- comportavano.

Difficile oggi comprendere quel mondo travolto nel corso del Novecento dal crollo del bolscevismo e dalla profonda mutazione del capitalismo e per questo il lavoro compiuto  da Imsli –a cui va il più caloroso caloroso ringraziamento- e Fiap è prezioso.

Lo è sul piano della ricerca e della narrazione della storia ma lo è anche sul piano delle esigenze del presente perché se molte delle antiche  questioni sono cadute, travolte dalla storia,  permane - o almeno a me così pare- un grave ritardo nella elaborazione di una piattaforma comune per le risposte da dare- anche sul piano delle istituzioni –alle difficoltà della Repubblica.

La articolazione in più organizzazioni - allora dei Partigiani, oggi per lo più da chi crede che un paese senza storia sarebbe un paese senza futuro-  la legittima sottolineatura dei diversi contributi a quella epica vicenda non contrasta con il dovere di rappresentarla per quello che è stata: un arcobaleno di colori, perché è la libertà che non sopporta semplificazioni monocolore.

Questo dovere non sempre è stato rispettato, e da questo grave ma forse inevitabile errore deriva oggi la difficoltà di far comprendere a tutti - e specie alle nuove generazioni -quanto la lotta per la libertà sia stata davvero il Secondo Risorgimento nazionale.

Se la percezione del valore della lotta per la libertà appare oggi inferiore a quella di tanti anni fa non possiamo che attribuire a noi stessi ed ai nostri errori questa grave responsabilità.

Basta rileggere qualche carta del passato per rendersene conto e non voglio riferirmi solo all’area delle organizzazioni e delle  culture che si riconobbero e continuano a riconoscersi nella Fiap. 

Diceva Alcide De Gasperi il 10 agosto del 1946 alla Conferenza di Pace di Parigi, reagendo  alla sottovalutazione del contributo italiano alla vittoria sul nazifascismo: "Delle Forze ? Ma si tratta di tutta la marina da guerra, di centinaia di migliaia di militari per i servizi di retrovia, del “Corpo Italiano di Liberazione”, trasformatosi poi nelle divisioni combattenti e “last but non least” dei partigiani, autori soprattutto dell’insurrezione del nord…….Diciotto mesi durò questa seconda guerra, durante i quali i tedeschi indietreggiarono lentamente verso nord spogliando, devastando, distruggendo quello che gli aerei non avevano abbattuto."

Perché non sembriamo capaci oggi di dare una visione sintetica ma comprensiva di tutte le articolazioni di quella lotta?

E’ a questa domanda che dobbiamo dare una risposta corale che -nella legittima articolazione del dibattito- consenta la costruzione di una visione d'insieme utile alle nuove generazioni ed alla Patria comune.

Ho citato Alcide De Gasperi anche come omaggio ad una fase della nostra storia in cui lo scontro ci fu e fu duro, ma il livello culturale morale e politico dei gruppi dirigenti evitò comunque al Paese il peggio, sia perché - unico tra i paesi dell'Asse- non subì una prolungata occupazione straniera, sia nel senso di una difficile ma efficace ripresa, che non fu mancata.

E' lo spirito unitario che mentre rivendica il ruolo delle formazioni partigiane non sottovaluta il ruolo delle altre componenti della Resistenza, quello dei militari combattenti e degli internati militari, dei perseguitati per odio razziale e di tutte le tante vittime innocenti.

La Fiap porta nel proprio Statuto “l’orgoglio delle proprie ragioni e della propria storia” ed insieme “il rispetto e la comprensione delle storie e delle ragioni altrui”.

Scriveva qualche anno fa Vittorio Foa (“Il cavallo e la torre”): “Oggi, per me, si è antifascisti, quando si rispetta l’Altro, quando se ne riconosce la legittimità nell’atto stesso di contrastarlo e di combatterlo, quando non si pretende di distruggerlo e nemmeno di assimilarlo, cioè di ridurre il suo pensiero, la sua identità al nostro pensiero, alla nostra identità.  Essere antifascisti oggi significa per me rinunciare all’egemonia, cioè a un esproprio soft della personalità altrui. Ma significa anche resistere sempre, in modo intransigente, al dominio arbitrario di altri su noi stessi, si tratti di dominio duro oppure di dominio dolce.”

Ecco : il non ancora adeguatamente  riconosciuto valore  della lotta per la libertà è  anche figlio delle  nostre insufficienze e degli  errori , da cui ancora oggi non siamo immuni.

Che ciascuno di noi senta con maggiore intensità l’una o l’altra delle motivazioni delle componenti di quella lotta è del  tutto legittimo, ma  i limiti e gli errori della politica militante vanno superati con decisione, se vogliamo raggiungere l’obiettivo che l’intero paese si riconosca in quella lotta come nel secondo Risorgimento nazionale. 

Perché questa avvenga la Fiap ha sempre mostrato non solo disponibilità ma reale impegno verso una ricomposizione, tra le Associazioni Partigiane, delle fratture  del passato, che però non sarà raggiungibile senza una scelta netta: fedeltà ai principi della Costituzione ma senza tentazioni di supporto a questa o quella area partitica.

Il che non significa  rinunciare ad avere fondamentali opzioni politiche comuni. Cito la più importante, non a caso strettamente collegata alla lotta per la libertà : la scelta decisa per una Europa unita, affermata con forza nel pieno della guerra, proclamata dai luoghi dell’esilio e del confino, fatalmente smarrita – anche se non da tutti- negli anni della guerra fredda, ma tornata ad essere di totale attualità nel tempo della reale globalizzazione e della illusoria ipotesi sovranista.

Il libro sulla Fiap è questo: un contributo alla conoscenza della storia, una rivendicazione orgogliosa ma insieme un invito all’unità.

Mario Artali