da Savona: ricordare Italo Oxilia

Iniziamo da una proposta che ci viene da Savona, e che volentieri pubblichiamo: ricordare Italo Oxilia.

Italo Oxilia merita una piazza nella sua città

Italo Oxilia era un antifascista e marinaio di lungo corso. A lui è stata affidata, insieme a Sandro Pertini, l’organizzazione nel 1926 della fuga di Filippo Turati da Savona, con Carlo Rosselli e Ferruccio Parri.
Fuoriuscito in Francia è, come Pertini, imputato in contumacia al Processo di Savona, ultimo processo prima
dell’entrata in vigore del tribunale speciale: riceve la condanna più pesante.
Giunto a Parigi, Filippo Turati collabora alla creazione della Concentrazione d'azione antifascista, organizzazione di riferimento per gli esuli dissidenti. Oxilia invece, insieme a Gioacchino Dolci, pianifica e capeggia la fuga da Lipari di Rosselli, Nitti e Lussu nel 1929, condannati nel frattempo al confino. Arrivati in Francia i fuggiaschi, insieme ad altri fuoriusciti, fondano Giustizia e Libertà, uno dei movimenti politici più determinanti nella lotta al fascismo. Nel 1936 è stato il primo comandante di un’imbarcazione a portare armi e viveri al fronte
repubblicano spagnolo in guerra contro i franchisti.

In quel periodo passa anni di stenti e fatiche, con tutto il peso della scelta dell’esilio. La rottura di una spalla prima e l’appendicite poi gli rendono difficile la vita lavorativa. Nel 1940 viene arrestato dai fascisti e interrogato: racconta la fuga da Savona e quella da Lipari e chiede di potersi ritirare a vita privata: riceve la
grazia dal duce in persona.
Il 25 luglio del 1943 diventa direttore della locale SADAC (Società anonima dettaglianti acquisti collettivi) ma perde il lavoro l’8 settembre, evidentemente per ragioni politiche. Non appena si instaura la Repubblica Sociale, Oxilia si arma e capeggia con Giovanni Battista Terzano la Sap Matteotti, attiva al porto e a Villapiana, che collabora alla liberazione di Savona.
L’attività nel mondo azionista si sovrappone alla militanza socialista: dirige il giornale Giustizia e Libertà della sezione savonese del Partito d’Azione e accetta l’incarico di assessore nella giunta Aglietto. Rifiuta invece il ruolo da ministro della marina mercantile propostogli da Alberto Tarchiani, secondo la testimonianza di Oreste Roseo.
Il giovane militante anarchico Roseo negli anni ’60 si prende a cuore la situazione dell’eroe giellista e tenta invano di sanare questa ingiustizia, appellandosi inutilmente ai partiti democratici savonesi.
Nel decennio precedente era stato un solo vecchio compagno di lotta, proprio l’ambasciatore Tarchiani, ad interessarsi della sorte del savonese, con eguale insuccesso. In effetti nel dopoguerra Oxilia
vive in una situazione di indigenza. Povero e dimenticato abita da solo nella periferia di Savona, senza lavoro e senza introiti. Non riceve aiuti né dallo Stato né dai vecchi compagni. Senza dubbio occorre ammettere la natura ombrosa e schiva del nostro, che sicuramente non ha giovato alla sua esistenza materiale.
D’altra parte l’indifferenza patita in vita e l’oblio successivo alla sua scomparsa rappresentano una vera e propria ingiustizia umana e storica. Nel biennio 45-46 ricopre la carica di Ispettore presso l’Ispettorato dell’agricoltura, ma
successivamente avrà solo occupazioni sporadiche e saltuarie.
Compare in un fotogramma del film “Fuga da Lipari” di Marco Leto, ma non viene intervistato come Nitti e Dolci nella stessa pellicola. Nel 1968 riceve l’unica onorificenza della sua vita: Francesco Bruzzone, responsabile della Fiap già partigiano repubblicano e prefetto della Savona liberata, lo omaggia con un
riconoscimento ufficiale alla presenza delle autorità cittadine e di Ferruccio Parri.
Pochi anni dopo, nel 1971, Oxilia muore all'ospizio del Santuario. Al suo funerale la bara è coperta dalla bandiera di GL e spicca la corona di fiori rossi inviata da Pertini, con un sentito telegramma. In questo caso oltre a Pertini, Nitti, Lussu e Dolci manca anche Parri, costretto a letto da una malattia. E’ presente, insieme a
suo fratello Giacomo, un unico protagonista delle grandi imprese di un tempo: Emilio Ameglio, il macchinista della fuga di Turati. La cerimonia, semplice e dimessa, si svolge al cimitero di Zinola alla presenza delle autorità locali. Ora bisogna ricordarlo e sarebbe sacrosanto dedicare alla sua memoria una via o una
piazza della sua città.
Giacomo Checcucci

Pensiamo di organizzare in autunno, insieme alle altre organizzazioni della Resistenza, un convegno,ed intanto pubblichiamo un documento: la sentenza  pronunciata al processo di Savona.

Pagine secondarie (1): La sentenza del Processo di Savona